Dipingere con la penna?


Simpatico è l’aggettivo giusto per questo soggetto, davvero simpatico!
E non potevo che trovare un titolo simpatico a questo lavoro, “Figli Pelosi”, definizione presa in prestito dal committente.
Per il pelo dei due “figli” la parola d’ordine è stata libertà, lasciar andare il tratto, senza tentare di replicare fedelmente l’originale.

Eh nulla…il ritratto, pe quanto sia sfidante, è complicato!
Trovo che la difficoltà maggiora non è nel colore della pella, un po’ più giallo, un po’ più rosa, ma nelle espressioni dei volti. Basta una sfumatura o un tratto di troppo e cambia tutto.
Non me ne vogliano questi due ragazzi…fratello e sorella…che rapporto fantastico!

Quando una persona mette tutti d’accordo, vuol dire che quella persona ha fatto grandi cose! A me Franco Baresi ha regalato il più bel Milan di sempre … quando il mercoledì sera in Coppa dei Campioni o la domenica alle 15 in campionato c’era il “piscinin” al centro della difesa, sapevi già come sarebbe finita la partita. Veniva dalla campagna, è arrivato sul tetto del mondo calcistico … i traguardi si raggiungono ma lavoro, costanza e dedizione sono l’invisibile che ripaga sempre!

Forse oggi ci sentiamo un po’ tutti così!
I nostri sogni ci sfuggono dalle dita di fronte al caos che pervade questo mondo isterico.
È vero c’è troppo rumore per sentire quei sogni, ma non cancelliamoli, tutt'al più accantoniamoli.
Senza sogni come si disegna la vita?!

Eh nulla…il ritratto, pe quanto sia sfidante, è complicato!
Trovo che la difficoltà maggiora non è nel colore della pella, un po’ più giallo, un po’ più rosa, ma nelle espressioni dei volti. Basta una sfumatura o un tratto di troppo e cambia tutto.
Non me ne vogliano questi due ragazzi…fratello e sorella…che rapporto fantastico!

Simpatico è l’aggettivo giusto per questo soggetto, davvero simpatico!
E non potevo che trovare un titolo simpatico a questo lavoro, “Figli Pelosi”, definizione presa in prestito dal committente.
Per il pelo dei due “figli” la parola d’ordine è stata libertà, lasciar andare il tratto, senza tentare di replicare fedelmente l’originale.

Decisamente stimolante questa commissione: il paesaggio con i suoi colori pastello al tramonto, il verde dalla collina a far risaltare il primo piano della ragazza.
Per la prima volta non ho usato la penna nera, solo azzurro e marrone per le parti più scure, come gli occhi e i capelli. Il potere che ha l’azzurro nello scurirei i colori mi affascina sempre.
I capelli rimangono, a mio avviso, la parte più difficile di un ritratto.

Senza Larry Mullen Jr. gli U2 non sarebbero mai esistiti. Fu infatti il noto batterista irlandese, allora poco più che adolescente, ad appendere il famoso biglietto sulla bacheca della Mount Temple Comprehensive School per formare una band. Settembre 1976, è così che nascono gli U2.
Dalla batteria di Larry dipende il ritmo della band. È considerato dai suoi colleghi un batterista estremamente preciso e pulito e se si pensa che è discalculo… beh allora siamo di fronte ad un fenomeno!

Forse il più estroverso e chiacchierato membro degli U2, ma anche il più “Sexy Irish Man”, come ama definirlo Bono Vox: una relazione con la modella Naomi Campbell e l’arresto per possesso di droga nel 1989.
Ma gli U2 amano definirsi una famiglia prima che una rock band e lo hanno dimostrato quando hanno supportato il loro bassista nel percorso di disintossicazione da dipendenza da alcol, permettendogli di rimanere nella band.
Questi sono gli U2!

Bono Vox ha più volte dichiarato “…gli U2 sono una vera democrazia. Ci ascoltiamo tutti a vicenda e poi facciamo quello che dice The Edge".
Per alcuni il chitarrista degli U2 è un genio assoluto del suono, per altri solo un tipo con un delay ed una cuffia!
Per me rappresenta il suono degli U2 … infinito! Per convincersene … ascoltare l’assolo di The Fly … dal minuto 2:28 al minuto 3:08 … pura energia!

Di questo lavoro mi è piaciuto molto confrontarmi con il contrasto tra gli elementi definiti in primo piano, come il muso e le zampe, e il resto del cane in secondo piano, dove prevale lo sfocato.
In sintonia con il magico momento che sta vivendo il tennis italiano, la pallina da tennis al centro, impegnativa per renderla la più reale possibile, dona un tocco giocoso all’intera opera.

Era doveroso prima o poi cimentarmi con il ritratto di chi mi ha regalato fin da ragazzo emozioni, sogni, notti indimenticabili e profonde riflessioni. Ci sono voluti 3 anni prima di sentirmi pronto ad affrontare il progetto: il ritratto dei 4 degli U2.
Bono Vox il primo, in bianco e nero, il cui nome ha origine da un negozio di apparecchi acustici di Dublino chiamato Bonavox, ovvero buona voce in latino.

Ci sono persone e relazioni che non si possono descrivere per quanto valore si portano dietro. Auguro a tutti i giovani di essere fortunati ed incontrare, su quello splendido cammino che si chiama vita, questo tipo di persone e poter coltivare questo tipo di relazioni.
Mi sento sempre più sicuro nel tratto, anche sul ritratto dove colore della pelle ed espressioni rimangono sempre elementi delicati.

Trovo che di questo soggetto la buffa e simpatica lingua sia la centralità di tutta l’immagine, per la quale ho usato rosa-rosso-viola-blu-nero. Da essa dipendono i diversi piani del muso, del corpo e del guinzaglio.
Per la luce che colpisce la parte destra dell’immagine ho unito il giallo dello sfondo con il marrone dei ciuffi del pelo in primo piano.

6° lavoro cinofilo. Rimango sempre più colpito da quanto colore azzurro si usi per il pelo.
Devo ammettere che contestualizzare il soggetto rende l’opera più completa. In questo caso l’albero è stata la vera sfida…e anche qui azzurro!

Dedicato ai miei figli, che questi due miti del basket mondiale vi siano sempre da esempio per impegno, dedizione, passione, coraggio, abilità.
Che la passione per la vita vi guidi sempre nel raggiungere qualsiasi traguardo, anche i più ambiziosi. E a chi vi vuole mediocri e a chi pensa che tanto non ci riuscirete, ignorateli e rispondete mettendoci più impegno, più passione, più coraggio, più abilità.
"stay hungry stay foolish..."
(Steve Jobs)

Una delle più belle razze canine poteva mancare? Certo che no! Il Golden Retriever Ladies & Gentlemen dai tipici riflessi caffelatte, per i quali ho mischiato ben tre penne, il nero BIC, il color pesca della Schneider Slider Edge Pastel ed il marrone della Staedtler. Confesso però di aver usato la BIC color azzurro per il muso e per alcune parti del pelo.

“Jesus, Jesus help me, I’m alone in this world and a fucked-up world it is too…
Your Father, He made the world in seven, He's in charge of heaven, will you put a word in for me…
If there's and order in all of this disorder, is it like a tape recorder? Can we rewind it just once more” – U2

Eccoci qui…all’appuntamento cercato e voluto con il ritratto, e siccome la vita è fatta di sfide, non un volto, bensì tre! Ma perché! È difficile? Sì è complicato, basta una sfumatura di troppo e l’espressione del volto cambia, la pelle dei bimbi, essendo liscia, è decisamente difficile. Al contrario le mani, ritenute il soggetto più complicato da ritrarre (da chi se ne intende di pittura) le ho trovate relativamente semplici. Il primo ritratto di una lunga serie.

Marrone, verde, azzurro, blu, giallo, arancio, rosso, viola, quanti colori ad accompagnare l’immancabile nero in questa opera di dimensioni importanti. Continuo a ricercare e coniugare tra loro tecniche diverse, il realismo in alcuni dettagli, come la pianta, la trave, gli occhi della gatta, e quelle che io definisco “le sfumature che disegnano” come nel pelo. Sento di essere pronto per la vera prova che ogni artista deve affrontare, il ritratto.

Quarta opera con soggetto il cane. Sento che la mia mano è diventata più libera, il tratto più fine e veloce. Ho imparato ad osare ed uscire dagli schemi. Mescolo i colori e ricerco più le sfumature e le tonalità che la perfezione del copiare fine a sé stessa. Questo è il bello dell’arte… evolvere!

Terzo di una serie di opere dedicate agli “amici a 4 zampe”, questa volta ad essere ritratto in una posa alquanto buffa è il Carlino. Per la prima volta ho voluto sperimentare la tecnica di mischiare più colori per ricreare l’effetto carne e far risaltare la linguetta che spunta tra i denti. Con questo lavoro la mia arte entra in una nuova dimensione fatta di nuovi colori, più reali, non più imbrigliati nei colori standard delle penne a sfera utilizzate.

Marrone, verde, azzurro, blu, giallo, arancio, rosso, viola, quanti colori ad accompagnare l’immancabile nero in questa opera di dimensioni importanti. Continuo a ricercare e coniugare tra loro tecniche diverse, il realismo in alcuni dettagli, come la pianta, la trave, gli occhi della gatta, e quelle che io definisco “le sfumature che disegnano” come nel pelo. Sento di essere pronto per la vera prova che ogni artista deve affrontare, il ritratto.

Lo devo ammettere, all’inizio avevo i miei dubbi sulla riuscita di questo lavoro: “un soggetto troppo grande perché possa esprimere al meglio le potenzialità della tecnica” continuavo a ripetere a chi me lo aveva commissionato. E fino all’ultimo è stato così, fino a quando non ho concluso il muso della zebra in primo piano, solo lì i miei dubbi sono si sono dissipati. È stato un lavoro lungo, per via delle dimensioni, e faticoso per il soggetto, soprattutto per le zebre in secondo piano, ma la soddisfazione è stata immensa a lavoro concluso.

Quando vidi questa immagine me ne innamorai subito, perfetta nei toni del chiaro-scuro, in particolare mi colpì la sensazione di calma che solo la natura sa trasmettere. Quella goccia d’acqua al centro, piovuta dal cielo o dovuta alla rugiada della notte, comunque destinata a lasciare la superficie della foglia e raggiungere la terra, donando così la vita.

Sì la risposta è sì, si può disegnare a colori con la penna a sfera! Una domanda che da subito, dal mio primo lavoro, ha continuato ad agitare i miei pensieri pittorici. Certo rimangono limiti oggettivi, insiti nello strumento: non si hanno a disposizione tutte le sfumature cromatiche e non se ne possono creare di nuove come in altre tecniche (si pensi alla versatilità cromatica dei colori ad olio). Sono quindi orgoglioso di poter annunciare di aver usato per “l’amico dell’uomo” le seguenti penne a sfera: BIC Nero (punta fine, media e large), STAEDTLER marrone, rosa e azzurro (punta fine), BIC arancio e marrone (punta large)…beh mi sembra che il risultato sia buono!

Una storia di battaglie, di tante vittorie e di qualche sconfitta. Una storia che ci insegna che spesso a certi tavoli il risultato migliore, o forse il più intelligente, è il pareggio. Una storia che ci insegna l’importanza delle relazioni, il rigore sul lavoro, come nella vita. Una storia il cui protagonista ha maniere rudi e dirette ma per questo è onesto e leale. La sua lealtà a King Arthur è massima e duratura, rivolta alla difesa e alla crescita del Regno. Epiche le sue battaglie intestine con l’antagonista di sempre (The Bishop), qui ha vinto ma non sempre è andata così! Ora il protagonista è stanco, dopo tante battaglie, è giunto il momento di riposare.

Perché la BIC certi colori li produce solo a punta larga? L’oro per esempio, colore che contraddistingue questa iconica scarpa di Valentino, così tanto amata dalle donne. Oltre alla dimensione della penna per le borchie d’oro, in questo lavoro la difficoltà tecnica maggiore è stata la pella del piede: renderla uniforme e di una tonalità di grigio leggermente inferiore al cinturino, così da rispettare il giusto contrasto.

Per gli amici del Rotary Club Morimondo Abbazia, per celebrare il loro 10° compleanno, ho pensato di unire i due simboli del vessillo del Club, ovvero l’Abbazia di Morimondo ed il logo del Rotary.
Sono partito da quest’ultimo leggendone la storia ed il suo significato: l’energia che si sprigiona dalla ruota, un significato di forza trasmessa. Ho quindi voluto ritrarre il simbolo del Rotary con i mattoni, così da legarlo indissolubilmente all’Abbazia. La scelta del dettaglio dell’Abbazia nasce dalla ricerca di un particolare che potesse esprimere lo stesso concetto di forza ma che al contempo fosse un elemento unico ed inconfondibile di questa splendida opera architettonica. La scelta è quindi ricaduta sulla bifora, vera protagonista della facciata, segno di leggerezza ed eleganza e al contempo di forza che sostiene.

Sono stati spesi fiumi di parole sul tacco 12 e scritte innumerevoli canzoni…icona di femminilità senza tempo, emblema di sensualità. Chi le trova scomodissime e chi non ne può fare a meno, tanto da riempire intere cabine armadio. Comunque la si pensi, non si può rimanere indifferenti ad una donna che indossa un tacco 12, vuoi per ammirazione, per attrazione o per invidia, si volteranno in molti. E poi è arrivata la suole rossa…ed ognuno di noi avrà il suo pensiero!

Ricordate!!! Dopo il primo tragico tentativo estivo, il mio sogno rimaneva immortalare la meraviglia della montagna. In questo caso però mi sono voluto cimentare anche con la nebbia, la vera protagonista di questo disegno. È stata pura emozione. In ogni tratto era come se vedessi nitidamente le rocce illuminate dal sole, le fessure, i nevai, le ombre e le velature, come in una sorta di memoria fotografica delle mie passeggiate in alta quota.

C’è chi la preferisce classica e chi è più attento alla linea…e allora eccola qui in versione “Zero”. Le diverse tonalità di nero e grigio la rendono decisamente più elegante della sorella maggiore. E poi, sono i colori del Milan, anche se del bel “giuoco” voluto dal Presidente e modellato dal genio di Fusigano rimane ben poco di questi tempi. E allora…beviamoci su!
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Eh si, è una gatta, ed è stato il mio primo disegno su commissione. Devo dire la verità, la gatta è veramente bella e questo ha sicuramente facilitato il tratto. Era anche la mia prima esperienza con la penna gel bianca e devo dire che il suo uso dona lucentezza e realismo all'intero soggetto.

Dopo aver terminato i denti pensavo di non continuare e abbandonare il disegno. Non ero soddistatto. Mi piacciono le stide però e, dopo aver studiato con molta attenzione il soggetto, ho iniziato a considerare le labbra come rocce dolomitiche e allora ho capito come poterle disegnare.
Ho capito allora che quando si disegna con la penna, bisogna sempre aspettare di aver completato il soggetto e valutarlo nella sua completezza.
Questo è il risultato, spero che ti piaccia.

Chissà chi è che ha scattato questa foto, ignaro che un giorno qualcuno lo avrebbe immortalato riflesso negli occhi della giovane donna. Gli occhi spesso raccontano la vita di una persona ma non siamo più in grado di leggerli. All'inizio pensavo che le lentiggini fossero un di più, man mano che disegnavo mi sono invece accorto che ciò che faceva la differenza erano proprio quelle adorabili sfumature.

Il mitico Vasco ne ha fatto un'icona musicale e chi non ricorda le pubblicità natalizie.
Perché allora non immortalarla e perché non mischiare due colori che mi riportano alla mente vere emozioni
adolescenziali, il rosso e il nero.
Nasce cosi questo disegno... quasi iconico.

In verità il nome di questo disegno è "occhiali".
... nel farlo mi sono arreso all'evidenza, era giunto il momento di andare dall'oculista! Più che un quadro rappresenta un esercizio per prendere dimestichezza con lo strumento e con le diverse tonalità di grigio/nero.

Questo nella foto sono io… qualche anno fa!
Classe 1975, Milano la mia città natale, anche se di quella Milano rimane ben poco. Mi piace ricordarla come un grande paesone, ben lontana dalla metropoli di oggi.
Chi mi conosce sa che sono cresciuto a pane, U2 e alle vittorie del grande Milan degli olandesi. Emozioni che oggi cerco di raccontare ai miei due splendidi figli (con scarsi risultati a dir la verità) … con mia moglie ho calato l’asso, le ho chiesto di sposarmi ad un concerto degli “you two”, non può non amarli!
Nella vita non faccio l’artista di professione, lavoro in un settore agli antipodi rispetto all’arte, fatto di numeri e razionalità. Rimane talmente lontano da pennelli e colori che molti mi chiedono da dove nasca la mia passione per il disegno e per la pittura in generale (sono capace di rimanere incantato per ore davanti ad un capolavoro impressionista).
Alla domanda, rispondo con una sola parola, DNA! È stata mia mamma, nel mettermi al mondo, a donarmi la capacità di imprimere su un foglio le meraviglie della vita … da mio padre ho preso il caratteraccio (ti voglio bene papà ovunque tu sia).
Ammirando gli impressionisti, l’olio su tela è da sempre stata la tecnica che mi ha accompagnato nelle mie incursioni artistiche, poi nell’estate 2022 scopro che la penna, da noi tutti usata quotidianamente per scrivere, può diventare uno strumento per disegnare, così potente, così affascinante.
Ovunque, a qualsiasi latitudine o longitudine, troverai sempre un foglio e una penna!
E da allora ho iniziato a disegnare e ad approfondire la tecnica, poi è nata l’idea di creare un mio spazio virtuale nel quale raccogliere i miei lavori, con l’unico scopo di suscitare emozioni in chi avrà la voglia e il tempo di osservarli.
Simone Bordoni
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